4 dicembre
Chi parte dai bisogni, costruisce sistemi che funzionano.
Il giorno dopo le celebrazioni. Il giorno che non fa rumore.
Le luci si sono spente, i post motivazionali si sono dissolti, le frasi tipo “la disabilità è negli occhi di chi guarda” sono tornate nel cassetto insieme ai calendari degli eventi istituzionali.
E ora?
Torniamo alla normalità… della disabilità?
Ieri applausi, oggi la fila all’INPS
- Un DDL sui caregiver ancora in attesa, mentre le famiglie continuano a reggere il sistema.
- Bandi INPS come Home Care Premium che finanziano l’assistenza… ma non riconoscono i caregiver familiari.
- Procedure che cambiano più velocemente delle esigenze delle persone, con sistemi digitali adottati dagli enti che spesso non funzionano: portali INPS in blocco, CUP regionali inaccessibili, moduli non compilabili.
- Prestazioni digitali che richiedono ancora la presenza fisica, file, burocrazia, certificazioni su certificazioni.
I numeri che non fanno trending
- Nel mondo: 1,3 miliardi di persone vivono una condizione di disabilità (OMS 2023, Global Report).
- In Europa: 100 milioni di cittadini rientrano nel target (Commissione Europea, 2024).
- In Italia: circa 3,15 milioni di persone con disabilità certificate (ISTAT 2024), che arrivano potenzialmente a 9,5 milioni considerando fragilità non certificate, caregiver familiari e condizioni temporanee (fonte: ISTAT + Disability Gap Study 2024).
E poi c’è tutto ciò che non misuriamo. Perché non abbiamo ancora strumenti adeguati.
Il punto di partenza è il problema.
Ed è proprio per questo che oggi non esiste ancora una soluzione.
Esiste una persona, ogni volta diversa.
Esistono contesti, vite, famiglie, limiti, autonomie possibili, diritti non garantiti, barriere visibili e invisibili.
Chi costruisce soluzioni senza ascoltare i bisogni, costruisce prodotti.
Chi parte dai bisogni, costruisce sistemi che funzionano.
Un Paese tra solidarietà e sistemi fragili.
L’Italia ha una grande forza culturale: una tradizione di solidarietà.
Ma abbiamo anche una debolezza strutturale: un welfare che spesso è temporaneo, risarcitorio, emergenziale.
Serve una transizione culturale:
dalla carità al diritto.
Non sono gli eventi, i testimonial, o le raccolte fondi a definire la strategia nazionale sulla fragilità:
devono essere le persone coinvolte.
Quelle che ogni mattina si alzano e devono incastrare assistenza, lavoro, scuola, mobilità, pratiche INPS, farmacie ospedaliere che non digitalizzano ricette, e sistemi che… non funzionano.
La rete che già esiste
Il Terzo Settore potrebbe essere il vero motore del cambiamento:
- In Abruzzo: 3.500 enti
- In Italia: circa 42.000 organizzazioni attive nel socio-sanitario
(Fonte: ISTAT Registro Unico Terzo Settore 2024)
Ma serve concertazione permanente, non tavoli occasionali.
Serve monitoraggio costante dei bisogni e risposte misurabili: trasporto, accessibilità, istruzione, lavoro, partecipazione.
Non solo ieri
Davvero aspettiamo il 3 dicembre 2026 per parlarne ancora con un post aspirazionale?
Oppure iniziamo oggi — perché ieri era scenografia,
ma oggi è realtà.
Simone
Founder Propizio
Diritti, non carità. Nessuno deve poter scegliere per noi.